Te lo do io il mutuo! Nona puntata
10 dicembre 2017

Te lo do io il mutuo!

9a puntata –  Chiediamo il mutuo: 4) scegliere il mutuo

Nei precedenti articoli abbiamo già accennato ai vari prodotti di mutuo che si trovano offerti dalle banche.

Come già detto, non ci permetteremo di consigliare “il migliore”: sia perché ovviamente non crediamo di “sapere tutto” sui mutui, sia perché riteniamo che per ogni cliente la scelta possa essere diversa e molto personale.

Quello che si può fare è un confronto dei prezzi.

Interessi & spese (TAN, TAEG, ISC…)

Per capire quanto “costa” un mutuo, sono stati stabiliti per normativa alcuni parametri che devono essere indicati dalla banca nel momento in cui propone l’operazione.

  • Il TAN (Tasso Annuo Nominale) è il tasso al quale sono calcolati gli interessi del mutuo. Avevamo visto, in precedenza, come possono essere le tipologie di mutuo dal punto di vista degli interessi (fisso, variabile, ecc.): ecco, il TAN indica qual è la percentuale che viene utilizzata per calcolare gli interessi che entrano a comporre la nostra rata; se il tasso è fisso, sarà sempre la stessa, se è variabile cambierà nel tempo.

Come esempio, se prendo in prestito 10.000 euro per 10 anni con un tan, taeg, iscTAN fisso del 2%, con ammortamento alla francese (ne abbiamo parlato nella 2a puntata), pagherò in totale un po’ più di 11.040 euro.

  • L’ISC (Indice Sintetico di Costo) detto anche TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) comprende nel conteggio anche le spese, imposte e accessori obbligatori che il mutuatario deve sostenere per l’erogazione del mutuo e successivamente: l’indice deve essere “comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a determinare il costo effettivo dell’operazione per il cliente1). Ciò significa che devono essere compresi:
    • T.A.N.
    • spese di istruttoria e documentazione
    • spese di gestione pratica (anche del mediatore, se necessario all’ottenimento del mutuo)
    • bolli + imposte
    • assicurazioni obbligatorie
    • commissioni di incasso
    • spese conto corrente (se obbligatorio)

Per tornare all’esempio di prima, la banca non mi darà esattamente 10.000 euro, ma tratterrà l’imposta sostitutiva, le sue spese di istruttoria, la perizia, l’assicurazione incendio… e mi darà, diciamo, 9.200 euro. In più, per il conto corrente e per il pagamento delle rate, spenderò ad es. 5 euro al mese.

Alla fine, per avere 9.200 euro netti, avrò speso 11.640 euro in 10 anni.

Ecco, l’ISC ci dice a quale tasso di interesse corrisponde una spesa totale di rate per 11.640 euro a fronte di un finanziamento di 9.200 euro. (Per chi fosse curioso sul risultato, è circa il 4,87%).

Quindi, mentre il TAN ci dice a quanto ammonteranno le rate che pagheremo per rimborsare il mutuo, l’ISC dà un’idea di tutto quello che effettivamente ci costerà l’operazione.

A questo punto è ovvio che per fare un confronto tra le varie offerte, l’ISC è il parametro più significativo, a patto però che il metodo di conteggio sia uguale per tutti i prodotti.

Come esempi si potrebbero citare questi:

  • non tutte le banche dichiarano obbligatoria l’apertura di un conto corrente per l’ottenimento di un mutuo, quindi non è detto che inseriscano il costo del conto nell’ISC (provate però a chiedere – con la maggior parte delle banche – un mutuo e a dire che non aprirete un conto…);
  • oppure, consideriamo le famose – o famigerate – assicurazioni vita o perdita lavoro: non sono mai obbligatorie, ma…

Ma di questo parleremo nei prossimi incontri.

f.m.

1)  Deliberazione del Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio n. 10688 del 4/03/2003

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